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L'Olimpico non fa sconti: tre schiaffi dalla Roma a un Pisa tradito dalla partenza da incubo

L'Olimpico non fa sconti: tre schiaffi dalla Roma a un Pisa tradito dalla partenza da incuboTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
ieri alle 09:30Serie A
Davide Caruso

La trentaduesima giornata di Serie A si è trasformata in una serata di grande sofferenza per il Pisa, uscito dallo Stadio Olimpico sconfitto per 3-0 dalla Roma. In un momento cruciale del campionato, la squadra toscana si è presentata nella Capitale con l'intento di erigere una solida opposizione contro una delle formazioni tecnicamente più attrezzate del torneo. Eppure, il piano gara nerazzurro si è infranto quasi subito a causa dell'evidente superiorità nel palleggio dei padroni di casa. I numeri e lo sviluppo del match descrivono un Pisa estremamente generoso e volitivo, capace persino di correre più degli avversari, ma condannato da una cronica difficoltà nel rendersi pericoloso negli ultimi trenta metri.

L'allenatore Oscar Hiljemark ha disegnato il suo Pisa con un abbottonato 3-5-2, un assetto pensato esplicitamente per assorbire l'onda d'urto della manovra romanista e colpire in transizione. Davanti all'estremo difensore Šemper, il terzetto composto da Calabresi, Caracciolo e Canestrelli aveva l'arduo compito di fare densità dentro l'area di rigore. La vera diga, però, è stata eretta a centrocampo: Touré, Højholt, Aebischer, Léris e Angori formavano una densa linea a cinque con la missione di ostruire i corridoi centrali e innescare rapidamente il tandem offensivo formato da Tramoni e Moreo. L'intenzione tattica era chiara: mantenere un baricentro coperto, registrato a 47.49 metri nella prima frazione, per togliere profondità alle accelerazioni dell'attacco di casa.

La trincea toscana, tuttavia, ha vacillato precocemente e la gara si è trasformata in una faticosa rincorsa. Il Pisa ha dovuto cedere il controllo delle operazioni, chiudendo la partita con il 45.26% di possesso palla e completando 328 passaggi con una precisione del 78%. Il dato che fotografa maggiormente le criticità strutturali degli uomini di Hiljemark è quello legato alla rifinitura: i nerazzurri hanno completato appena 48 passaggi nell'ultimo terzo di campo e giocato con successo solo 107 palloni in avanti, meno della metà rispetto ai 249 della Roma. Nonostante un encomiabile e tenace lavoro in fase di non possesso, certificato dai 63 palloni recuperati (dieci in più degli avversari) e da una distanza complessiva percorsa di 113.471 chilometri contro i 111.178 dei capitolini, la transizione offensiva è risultata sistematicamente disinnescata dalla preventiva retroguardia giallorossa.

La prestazione dei toscani è passata inevitabilmente attraverso l'enorme spesa fisica dei propri interpreti. Michel Aebischer è stato l'emblema della resilienza pisana: ha percorso ben 11.024 chilometri, guidando le statistiche atletiche della sua squadra. Lo hanno seguito a ruota l'instancabile Samuele Angori (10.935 km) e Mehdi Léris (10.556 km). A protezione della porta, Šemper ha provato a tenere a galla la squadra con 5 parate complessive, dovendosi però arrendere alla letalità degli avversari all'interno dell'area di rigore. In attacco, l'isolamento dei riferimenti avanzati è apparso lampante. Mattéo Tramoni ha lottato con grinta, recuperando 5 palloni utili, ma è riuscito a concludere verso lo specchio in una sola occasione. Un segnale di inaspettata vitalità è arrivato, a gara ormai compromessa, dalle sostituzioni: il giovane Rafiu Durosinmi, subentrato a Tramoni al 74', ha dato la scossa centrando la porta avversaria due volte nei suoi scampoli di partita, mettendo in campo una spregiudicatezza mancata all'undici titolare.

L'attesa guardia pisana è stata abbattuta ancor prima di potersi assestare sul terreno di gioco: la rete incassata da Malen dopo soli tre minuti ha stravolto immediatamente lo spartito tattico di Hiljemark, costringendo una squadra concepita per l'attesa a dover rincorrere lo svantaggio. Il colpo del ko psicologico si è poi materializzato al 43', a un passo dall'intervallo, tagliando definitivamente le gambe a un Pisa che stava faticosamente cercando di mantenere a galla l'equilibrio del match. Il terzo gol subito in avvio di ripresa, al 52', ha chiuso anticipatamente le ostilità. Hiljemark ha provato ad agitare le acque con un doppio cambio al 54', inserendo Akinsanmiro e Piccinini per Touré (che aveva rimediato l'unica ammonizione della gara tra le fila pisane) e Højholt. L'aggiustamento tattico, unito al successivo ingresso di Loyola e Durosinmi, ha permesso al Pisa di alzare lievemente il baricentro a 48.83 metri nel secondo tempo. Questo ha garantito una parvenza di maggiore presenza territoriale, ma la retroguardia dei padroni di casa non si è mai lasciata sorprendere.

Il Pisa rientra dalla trasferta dell'Olimpico con un passivo pesante, ma senza aver tradito la propria identità calcistica basata sul lavoro duro. La formazione di Hiljemark ha dimostrato di possedere un'ottima tenuta atletica e totale disponibilità al sacrificio. L'aver corso più chilometri di una squadra di vertice e l'aver primeggiato nei recuperi difensivi certificano che l'impegno agonistico è stato massimo. Il limite, evidente e insormontabile, è rimasto confinato alla caratura tecnica: le sole 5 conclusioni in porta su 9 tiri totali dimostrano come l'agonismo debba necessariamente essere supportato da una maggiore efficacia offensiva per poter impensierire formazioni di fascia alta. In vista del rush finale della stagione, il Pisa dovrà fare affidamento su questa solida base agonistica, con la speranza di incanalarla in sfide dove il livello avversario permetterà maggiori margini di iniziativa.

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